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La Historia



Nella "Gran Aldea" - oggi la città di Buenos Aires - situata praticamente sul porto, la popolazione cercava svago nei circhi, dove gli antichi payadores facevano ascoltare le proprie improvvisazioni  con la musica delle milongas criollas. Quasi l'unanimità degli storici fissano la data di nascita del tango prima del 1880, periodo in cui ancora non estistevano i dischi in vinile, radio e tantomeno la televisione. L'unico modo di ascoltare musica era dal vivo. I musicisti nella maggior parte dei casi suonavano a orecchio e non sapevo leggere la musica, ma eseguivano quello che con il passare del tempo si sarebbe trasformato nel nostro tango.

L'etimologia della parola Tango non fu di esclusivo appannaggio del popolo rioplantense, poichè veniva utilizzata in tutti i paesi schiavisti, e indicava tutte le danze di strada degli schiavi; viene così spiegata da Esteban Pichardo nel suo "Diccionario Provincial de Voces Cubanas"(1836):
Reunion de negros bozales para bailar al son de sus tambores o atabales.
Gobello nel 1967 dichiara che "los negros no solo le dieron el nombre al tango" ma "ademas lo invetaron ", e pretendere che la sua origine "proviene del verbo latino tanguere (tocar) es pura confusion de filologos despistados".
La parola Tango è stata infatti tradizionalmente considerata un vocabolo onomatopeico di origine nera:
"Los negros africanos en America llamaron tango a su tamboril. Tan-go es su voz; dos manotones casi simultaneos sobre el parche producen ese sonido; y si esos golpes son dados con una mano y un palo, como era la costumbre, mas claro dira tan-go" (Rossi, 1958)

La maggior parte degli immigrati che si distribuirono in tutta l'area del Rio de La Plata (Argentina e Uruguay), erano uomini che giungevano lì alla ricerca di un futuro migliore, lasciando nei proprio paesi di origine le proprie donne e famiglie. Nacque così l'esigenza di creare bordelli che diedero lavoro alle donne francesi, italiane, spagnole, polacche e pefino tedesche. La domanda era superiore all'offerta e si crearono lunghe file di uomini in attesa di soddisfare le proprie necessità. Perciò i proprietari dei postriboli, per evitare che i clienti si annoiassero e se ne andassero, ingaggiavano gruppi di musicisti - spesso composti da tre elementi, chitarra, violino e flauto - che rendevano più piacevole l'attesa. Eseguivano le musiche conosciute del periodo: polka, habanera, quadriglia, valzer, mazurca e chotis (una danza tipica di Madrid).
In una di queste occasioni, alcuni dei clienti in attesa, presi dalla musica spumeggiante, iniziarono a fare delle piroette. Fu tanto il successo di questa musica che ai gruppi di musicisti fu chiesto di eseguirli ancora, senza sapere che così era nato il baile del tango. E per questa ragione è molto probabile che il tango sia stato ballato in un primo momento solo fra uomini.

Il Tango è la musica caratteristica de los portenos, cioè degli abitanti della Ciudad de Buenos Aires, ma non è del tutto originaria del posto; infatti deve la nascita ad altri ritmi, a forme melodiche che fondendosi fra di loro, gli hanno dato delle caratteristiche proprie facilmente distinguibili. Il nostro tango ha:
della habanera la linea melodica sentimentale e la forza emotiva;
della milonga la coreografia;
del candombé il ritmo.

I "piringundines" (bordelli), accademie di ballo, sale da ballo e altri locali di intrattenimento iniziarono a cedere al fascino di questa danza originale, propria dell'ambiente che si andava estendendo inesorabilmente a macchia d'olio.
Il tango continuò a diffondersi per le strade della Gran Aldea grazie all'organetto, strumento a cui deve molto della sua storia.
Si crearono in varie parti della città luoghi dedicati esclusivamente al Tango, dove il popolo porteno faceva mostra della propria eleganza e agilità con cortes e quebradas.

All'inizio del '900 iniziano le prime esibizioni di ballerini, ma nonostante la sua crescita in tutti gli strati sociali, il tango continuava ad essere considerato musica proibita o musica "prostibularia", da bordello.

Una figura peculiare della società portena di fine Ottocento, e tanto presente nelle "historias de tango", è il compadrito, evoluzione rioplatense del majo (fusto) andaluso. Gli atteggiamenti del compadrito sono inconfondibili e plateali: "i movimenti delle spalle, il gesticolare, il sistemarsi il cappello, fino alla modo di sputare fra i denti" (Domingo Faustino Sarmiento, 1845).
Compadrito è il diminutivo di compadre, un appellativo già conosciuto in Spagna ma utilizzato a Buenos Aires per indicare un tipo semiurbano che "non è il gaucho della pampa, libero e indomito, ne il paesano della estancia, dedito esclusivamente alle attività rurali.  E' un gaucho che per lavoro entra in contatto con la civilizzazione urbana". (Luis Soler Canas).
Il compadrito è un tipo talmente spaccone da essere capace di farsi ammazzare per il gusto di farlo. Compadrear infatti significa ostentare (soprattutto il proprio coraggio)

Bibliografia

- Oscar Natale "Buenos Aires, negros y tango" Pena Lillo editor, 1984

- Jose Corbello "Cronica General del Tango" Editorial Fraterna, 1980

- "Tango Nuestro" Gobierno de la Ciudad de Buenos Aires