
Nell'arrabal, il quartiere di periferia, si realizza l'incontro fra la gente del porto e la gente delle campagne. La gente della pampa porta la
payada, un'antica forma di poesia popolare caratteristica delle feste di paese: il
payador improvvisa sei versi endecasillabi, seguiti da un caratteristico stacco di chitarra. Intorno al 1870 la
payada si evolve e ad essa si unisce il ballo: è la
habanera, danza spagnola diffusasi a Cuba e portata dai marinai fino alle due sponde del Rio della Plata, che si diffonde ma immediatamente si trasforma, assumendo l'andamento caratteristico e insolito di una camminata in cui l'uomo avanza e la donna indietreggia.
Nasce così la
milonga, e
milonguear significa passare la notte alternando canto e ballo.
Dal porto di Buenos Aires arriva anche il
candombe, danza caratteristica dei neri (che avevano abitato un piccolo borgo nella parte vecchia prima di scomparire decimati dalla febbre gialla), in cui le coppie ballano separate ma molto vicine, abbandonandosi a sensuali movimenti pelvici.
Sono gli ingredienti che si fondono nel tango.
I musicisti suonano ad orecchio e spesso improvvisano, ed è per questo che le arie del primo periodo - non trascritte ne ancora incise su disco - sono in gran parte perdute.
La formazione classica della primitiva orchestra di tango era composta da tre elementi: violino, flauto e chitarra; successivamente il flauto viene sostituito da un insolito strumento, il bandoneòn, una sorta di organetto inventato in Germania (dove non ebbe molta fortuna) e portato nel Rio della Plata da qualche immigrato. Grazie al genio di numerosi interpreti, che da strumento per semplici arie e accompagnamenti ne fanno uno straordinario mezzo espressivo, con il suo timbro singolare, la possibilità - agendo con abilità sul mantice - di ricavarne variegate coloriture sonore e accentuazioni dinamiche, diventerà nel nuovo secolo la voce più caratteristica del tango.
A volte gli elementi dell'orchestra variavano a seconda della disponibilità e in alcune occasioni includevano pianisti, arpisti, mandolinisti, fisarmonicisti, trombettisti ed altri strumenti che in un secondo momento saranno esclusi definitivamente dal tango. Non esistevano ancora orchestre stabili.
La prima orchestra stabile si costituì nel 1883, ed era composta da due violini e una chitarra.
Il bandoneon inizia a essere presente dal 1902. Uno dei bandoneonisti pionieri del tango fu Eduardo Arolas.
Qualche anno dopo le piccole orchestre si andarano trasformando in quelle che vennero chiamate prima "orquesta tipica criolla" poi "orquesta tipica". Un esempio fu il cuartetto di José Martinez e Francisco Canaro, del cabaret Montmartre, che nel 1915 divenne "orquesta Canaro".
Qualche decennio più tardi, i pionieri delle prime orchestre erano ormai passati per sempre, e anche se alcuni restarono come autori di
tangos clasicos e altri sono finiti nel più ingrato oblio, tutti loro senza dubbio hanno dato origine al tango.
A partire dal 1900, quando il tango comincia a entrare nei teatri e nei caffè, si impone il trio bandoneòn-violino-pianoforte. Mentre il genere si evolve e l'orchestrazione diviene più ricca, negli anni '10 al trio si sostituisce sul palco il sexteto tipico: due bandoneònes, 2 violini, pianoforte, contrabbasso. Cominciano così a dedicarsi al tango strumentisti e direttori sempre più colti musicalmente, quasi sempre italiani.
Julio De Caro (1899-1989), assieme al fratello Francisco, viene cacciato di casa dal padre, originario di Milano e insegnante di conservatorio, alla notizia che i due hanno tradito la musica classica per suonare tanghi nell'orchestra di Arolas. I due fratelli porteranno nel tango degli anni '20 una straordinaria inventiva, che si esprime in contrasti dinamici, fantasie contrappuntistiche, brillanti trovate esecutive: glissandi, effetto chicharra ("cicala - sfregando le corde del violino dietro il ponticello), effetto lija ("carta vetrata"), fischi, risate.
Francisco Canaro (1880-1964) introduce l'uso dell'estibillista (un cantante che interviene solo nel ritornello) preferendo un modello di esecuzione che non è ne' semplicemente strumentale, ne' pienamente vocale. Tipico l'effetto canyengue, ideato dal contrabbassista Leopoldo Thompson, ottenuto battendo con l'archetto o con la mano sulle corde dello strumento.
Juan D'Arienzo (1900-1976) sviluppa un ritmo molto ballabile, quasi ossessivamente metronomico, alternando pause a strappate simili a colpi di frusta o di zappa.
Carlos Di Sarli (1900-1960) valorizza gli archi, usa fraseggi melodici che valorizzano spesso l'unisono e ritmi articolati su contrasti legato-staccato.
Osvaldo Pugliese (1905-1995) si distingue per ardite tessiture armoniche e una accentuata poliritmìa, ossia una particolare forma di canyengue da lui stesso chiamata la yumba.
Anche grazie all'enorme successo riscontrato in Europa, il tango conobbe una fase di modernizazzione che modificò in maniera sostanziale sia la musica che i testi degli anni Quaranta.
Tra i compositori e i direttori d'orchestra di quest'epoca primeggiarono Osvaldo Pugliese e Carlos di Sarli (che avevano iniziato a comporre già negli anni Venti), Aníbal Troilo e Alfredo Gobbi. Le orchestre favorirono la nascita dei primi estribillistas (cantanti che eseguono unicamente il ritornello): tra questi, mitica rimane la figura di Roberto Goyeneche.
Verso la metà degli anni Cinquanta prese vita un movimento cosiddetto di avanguardia, che trovò il suo massimo esponente in Astor Piazzolla. Fortemente influenzato da grandi maestri della musica colta, come il già citato Igor Stravinskij e Béla Bartók, egli introdusse nel tango moderne armonie dissonanti, ritmi non tradizionali e l'improvvisazione mutuata dal jazz.
Bibliografia
"Tango Nuestro" Gobierno de la Ciudad de Buenos Aires